Dalle multinazionali dell’energia ai fondi internazionali: sei pretendenti in corsa per acquistare Riello. Sindacati e istituzioni in allerta: «La priorità è tutelare stabilimenti e lavoratori».

La vendita di Riello, marchio simbolo della tecnologia termica italiana con radici profonde a Legnago e in tutto il Veneto, è entrata nella fase decisiva. Carrier Global Corporation, il colosso statunitense che la controlla dal 2020, ha infatti ricevuto sei offerte non vincolanti per l’acquisizione dell’azienda.
Ma cosa significa, chi sono gli interessati e quali rischi o opportunità si aprono per territori e lavoratori?
Ecco un riassunto semplice e completo.

Perché Riello è in vendita

Carrier ha deciso di riorganizzare le proprie attività globali dopo aver acquisito nel 2024 Viessmann Climate Solutions, uno dei leader mondiali del settore.
Nel “riordino” delle controllate, Riello – pur essendo un’azienda solida, con circa 400 milioni di fatturato e oltre 1.200 dipendenti nel mondo (più della metà in Italia) – è finita tra gli asset considerati cedibili.

Si tratta quindi di una scelta strategica del gruppo americano, non di una crisi industriale della Riello.

Chi vuole comprare Riello

Le offerte arrivate all’advisor Bank of America sono sei. In corsa ci sono:

1. Ariston Group (Italia)
Multinazionale italiana leader nel riscaldamento, già molto forte in Europa.
Ha previsto 500 milioni di investimenti in Italia, metà in ricerca e sviluppo.
Per molti sarebbe la soluzione “più naturale” per un’accoppiata tutta italiana nel settore dell’energia termica.

2. Ferroli (Italia) – oggi controllata dal fondo inglese Attestor
Storico concorrente di Riello, oggi rilanciato e più solido.
Ha presentato un’offerta tramite l’advisor Jefferies.

3. Haier (Cina)
Colosso mondiale degli elettrodomestici, già proprietario di Candy.
Un gruppo con grandi capitali e una visione globale.

4. Midea (Cina)
Altro gigante asiatico molto attivo nel settore della climatizzazione.
Anche questa offerta è considerata forte.

5. Syntagma Capital (Belgio)
Fondo specializzato nei carve-out, cioè nell’acquisizione di divisioni cedute da multinazionali.
Ha già rilevato aziende industriali di medie-grandi dimensioni in Europa.

6. Aurelius (Germania)
Fondo europeo molto presente in Italia.
Di recente ha acquistato Fiamm Energy Technology dal gruppo giapponese Resonac.

Quali sono le preoccupazioni

L’attenzione sindacale e istituzionale è altissima.
Nell’ultimo incontro al Ministero delle Imprese (MIMIT) del 22 ottobre, il Governo ha chiesto garanzie su tre punti:
1. Tutela degli stabilimenti italiani, soprattutto Volpago del Montello (TV), Legnago (VR) e il centro R&D di Lecco.
2. Nessuna operazione di pura commercializzazione, cioè evitare acquirenti che mantengano solo vendite e marchio ma spostino la produzione all’estero.
3. Un piano industriale concreto, capace di dare continuità e non di smembrarne gli asset.

Negli ultimi anni qualche ferita c’è stata:
2021: chiusura dello stabilimento di Villanova (Pescara)
2023: stop alla produzione a Morbegno (Sondrio).
Per questo ogni nuovo passaggio va valutato con attenzione.

Cosa succede ora

Carrier analizzerà le offerte e, nel giro di alcune settimane, dovrebbe scegliere con chi avviare la trattativa vera e propria. In altre parole: siamo nella fase preliminare, ma la direzione è segnata.

Perché questa vendita è importante per il Veneto e per Legnago

Riello è nata a Legnago nel 1922 come «Officine Fratelli Riello» ed è cresciuta come una delle storie industriali più importanti d’Italia.
Nel territorio:

– garantisce centinaia di posti di lavoro qualificati
– rappresenta un know-how tecnico costruito in oltre un secolo
– è parte della memoria industriale locale

Per questo la notizia non riguarda solo l’azienda, ma un pezzo di identità economica veneta.

La sintesi: cosa bisogna tenere d’occhio
• Sei offerte arrivate, tutte importanti.
• Un settore in trasformazione per via della transizione energetica.
• Una multinazionale americana che cede per riorganizzazione interna.
• Sindacati e Governo che chiedono garanzie forti.
• Un marchio storico che deve restare produttivo e non diventare solo un brand.

La partita è aperta e decisiva.
Le prossime settimane diranno chi sarà il nuovo “proprietario” di Riello e quale sarà il futuro dei suoi stabilimenti in Veneto.

 

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