Recuperata una salma in avanzato stato di decomposizione a Rosolina. Potrebbe appartenere all’anziana di Legnago scomparsa ad aprile. Indagini in corso.

Un tragico ritrovamento nelle acque dell’Adige potrebbe risolvere uno dei casi più inquietanti degli ultimi mesi nel territorio legnaghese.
Nella serata di ieri mercoledì 9 luglio, intorno alle 20, i sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Venezia, con il supporto dei colleghi di Chioggia e Rosolina, hanno recuperato un corpo senza vita alla foce del fiume, tra Cavanella e Rosolina Mare. Si tratterebbe del cadavere di una donna, in avanzato stato di decomposizione.

Secondo le prime informazioni, il corpo sarebbe rimasto in acqua per lungo tempo e presenta caratteristiche compatibili con quelle di Clara Rossignoli, 79 anni, scomparsa l’8 aprile scorso da Porto di Legnago. Un mistero che aveva scosso l’intera comunità e che ha visto la Procura di Verona aprire un’inchiesta per omicidio e occultamento di cadavere, iscrivendo nel registro degli indagati il nipote dell’anziana e l’ex compagna di lui.

Segni e oggetti personali, ma nessuna certezza

Il corpo, alto circa un metro e sessanta, indossava pantaloni, scarpe da ginnastica e una collana. Oggetti personali che potrebbero fornire indizi utili all’identificazione, ma che non sono ancora sufficienti per il riconoscimento ufficiale. La salma è ora a disposizione della Procura di Rovigo, competente per territorio, mentre si attendono i risultati dell’autopsia e degli esami medico-legali per stabilire con certezza l’identità e le cause del decesso.

Una svolta dopo tre mesi di angoscia

La zona del ritrovamento è stata transennata per consentire i rilievi scientifici e ogni pista resta aperta. Gli inquirenti, oltre a comparare i dati fisici con quelli noti di Clara Rossignoli, stanno analizzando l’eventuale compatibilità con altre denunce di scomparsa, anche se al momento tutte le ipotesi investigative puntano sulla donna veronese.

Se fosse confermata l’identità della salma, si tratterebbe della prima vera svolta in un’indagine rimasta avvolta nel mistero per tre mesi, tra interrogativi, sospetti familiari e continue ricerche lungo il fiume. Resta da chiarire se la donna sia morta per cause naturali, per incidente o se ci sia stato un gesto volontario o violento dietro la scomparsa.

Le risposte potrebbero arrivare nelle prossime ore, ma la prudenza resta massima. Come ricordano fonti investigative, “fino al riconoscimento formale e alle conclusioni dell’autopsia, ogni ipotesi è prematura”.

La comunità di Porto di Legnago, intanto, attende col fiato sospeso.

 

 

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