Una rete tra Comune, associazioni, parrocchia e privati cittadini per un istituto, una stanza, un posto letto.
Parte da qui il piano di accoglienza per i profughi ucraini che l’amministrazione di Isola della Scala sta cercando di delineare in questi giorni.
Tanti cittadini si sono impegnati nei giorni scorsi, in collaborazione con l’associazione “Amici del mondo” che da trent’anni ospita i bambini di Chernobyl, il Comune e la parrocchia, a raccogliere beni di prima necessità, vestiario, medicinali e cibo per animali che, giovedì 10 marzo, sono stati caricati su un pullman, portati al confine ucraino e diretti a Kiev.
Ma molti isolani hanno risposto con una numerosa presenza all’incontro di mercoledì 9 marzo rivolto alle famiglie interessate ad ospitare chi cerca rifugio dalla guerra.

«Da una settimana stiamo mettendo in campo delle iniziative di aiuto per contribuire alla grave emergenza umanitaria che si è creata in Ucraina – spiega il sindaco Luigi Mirandola – in particolare, in collaborazione con la parrocchia, stiamo cercando di fare un censimento degli spazi adeguati all’accoglienza e da qui nasce il nostro appello anche ai cittadini».

Di famiglie disponibili ad aprire le porte della loro casa ce ne sono per ora circa una decina anche se l’iter burocratico e la diversità linguistica destano delle perplessità.

«All’incontro erano presenti anche alcune signore di nazionalità ucraina residenti nel nostro comune – ha spiegato il vice sindaco Federico Giordani, che ha coordinato l’incontro – che si sono rese disponibili per fare da mediatrici tra le famiglie ospitanti e gli ospiti che arriveranno».

I residenti di origine ucraina ad Isola della Scala sono 24 e collaborano con l’amministrazione alle soluzioni per l’accoglienza.
«L’intero protocollo di accoglienza – precisa Giordani – seguirà le linee date dall’Ulss 9 Scaligera di cui i nostri concittadini sono a conoscenza».

Oltre ai canali di solidarietà privati e non, ci sono quelli istituzionali. Il prefetto di Verona, Donato Cafagna, ha inviato ai sindaci, giovedì 10 marzo, una bozza di convenzione per aderire alla rete di accoglienza.

«Siamo in contatto con l’amministrazione comunale di Nogara – ha sottolineato Mirandola – che in questi giorni ha già reso disponibili alcuni spazi e, in attesa di capire quali saranno le indicazioni regionali, stiamo ipotizzando di collaborare con le cooperative della zona per la gestione dei futuri centri di accoglienza. Anche l’ospedale isolano, indicato dalla Regione come hub da 100 posti, potrebbe fare la sua parte. «La gestione logistica è in mano alla Protezione Civile – ha spiegato Mirandola – ma con i suoi 40 posti letto sarà anche un eventuale punto di assistenza sanitaria prima dell’accoglienza negli alloggi».
[Caterina Ugoli – Primo Giornale]

Foto: a sinistra, profughi ucraini in fuga dalla guerra; a destra dall’alto, il sindaco Luigi Mirandola e il vice sindaco Federico Giordani.

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