È conosciuto come l’uomo che dipinge con il trattore. Ex avvocato, piscoterapeuta e pittore, Dario Gambarin è un esponente di spicco della Land Art o arte della terra, una forma d’arte contemporanea sorta negli Stati Uniti d’America tra il 1967 e il 1968 che interviene sul paesaggio, trasformando il terreno, le piante e gli altri elementi naturali in veri e propri lavori artistici.

La sua ultima opera è una land art per celebrare il genio di Ludwig van Beethoven nel 250esimo anniversario della sua nascita. Realizzato su una superficie di 25mila metri quadrati alle porte di Castagnaro è il ritratto più grande al mondo del compositore ed è stato eseguito con trattore, aratro ed erpice rotante.

Per realizzare le sue gigantesche opere Gambarin non si fa guidare da niente che non sia la sua creatività: sistemi GPS o di tracciamento laser non fanno parte del suo bagaglio artistico. La sua tela è un campo e il suo pennello un aratro attaccato ad un vecchio trattore.

Come sia nata la passione per questa forma artistica, che lo ha reso famoso in tutto il mondo, Gambarin lo raccontò in una intervista di qualche tempo fa.
«L’idea mi è venuta in Germania, ad una mostra fotografica di Land Art. Gli artisti utilizzavano picchetti e guide laser per tracciare sul terreno linee sulle quali seminavano piante e fiori vari. Poi aspettavano mesi per assistere alla fioritura e vedere il risultato del loro lavoro.
Questa forma espressiva mi ha colpito molto, ma mancava dell’immediatezza e dell’effetto dato dal disegno a ‘mano libera’».

E così Gambarin andò in campagna dove aveva un terreno, si fece prestare un trattore e iniziò a disegnare con l’aratro, trasponendo in formato gigante i lavori che fino a quel momento aveva realizzato su tela.

Nelle sue opere, come quella di Ludwig van Beethoven, l’artista impiega dalle 3 alle 5 ore per realizzarle. E ogni disegno è fatto di getto, senza soste, in un’unica lunga performance.
Non avendo punti di riferimento, l’esecuzione di questi disegni richiede una grandissima concentrazione: la tensione di Gambarin durante le ore di lavoro è talmente alta da farlo dimagrire di qualche chilo.

Qualche ora prima della performance l’artista traccia uno schizzo del disegno su un foglio di carta e se lo imprime nella mente.
Poi, quando si sente pronto, sale sul trattore, entra nel campo, e inizia a girare a vuoto. Questa fase di preparazione è fondamentale per permettergli di prendere confidenza con l’area di lavoro e fissare mentalmente qualche punto di riferimento. Poi abbassa l’aratro e inizia a disegnare.

Mentre è seduto suo suo trattore, Gambarin non ha mai una visione d’insieme della forma che sta prendendo la sua opera.
Il successo dell’intera esecuzione è affidato alle sue capacità di astrazione e immaginazione. E non sono ammessi errori: una riga sbagliata anche solo di un paio di metri rovina irrimediabilmente la sua performance.
Quando il lavoro con l’aratro è finito un fotografo a bordo di un piccolo aereo, sorvola il terreno e lo fotografa. E solo allora si scoprirà se l’esecuzione è stata perfetta.

Vedeo: guarda la realizzazione dell’ultima opera di Dario Gambarin dedicata a Ludwig van Beethoven.